[Giur.C.Edu] C.EDU Sez. II 08.01.2013, Torregiani vs. Italia

Pubblichiamo, anche perchè diventi punto di riferimento per altro materiale giursprudenziale di imminente pubblicazione la fondamentale sentenza "pilota" con cu la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo [a.k.a. C.EDU] ha sancito la violazione dell'art. 3 CEDU a danno di sette detenuti italiani e, contestualmente e conseguentemente, ha intimato allo Stato italiano di introdurre, entro il termine di un anno dal momento in cui la sentenza della Corte sarà divenuta definitiva, "un ricorso o un insieme di ricorsi interni idonei ad offrire un ristoro adeguato e sufficiente per i casi di sovraffollamento carcerario, in conformità ai principi stabiliti dalla giurisprudenza della Corte".

C.EDU Sez. II 08.01.2013, Torregiani vs. Italia – ric. nn. 43517/09, 46882/09, 55400/09, 57875/09, 61535/09, 35315/10, 37818/10

NOTA REDAZIONALE — Applicando principi ormai consolidati nella propria giurisprudenza, e più in particolare quello per cui si considera automaticamente integrato un trattamento inumano e degradante allorché ciascun detenuto disponga di uno spazio personale pari o inferiore a 3 metri quadri, la Corte ha "scontatamente" rilevato la violazione dell'art. 3 CEDU, ma ha altresì fatto innovative osservazioni conseguenti all'esigenza di dare effetività alle statuizioni dei Magistrati di Sorveglianza. Più in particolare, la Corte indica, o (forse meglio) impone al nostro Paese (ed è qua il passaggio che ha portato la presente pronuncia ad essere definita quale "Sentenza Pilota") di dotarsi, entro un anno dal passaggio in giudicato della sentenza, di un rimedio idoneo contro le violazioni dell'art.3 CEDU conseguenti al sovraffollamento carcerario, secondo i parametri indicati dalla Corte.

In ciò la Corte, prima di tutto, riafferma la "forza esecutiva" delle proprie decisioni (contenuta nella sua costante giurisprudenza) derivante dall'art. 46 CEDU (interpretato alla luce dell'art. 1 CEDU), e per il quale discende, (a) l'obbligo a carico dello Stato soccombente di mettere in opera, sotto il controllo del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa, le misure individuali (relative alla posizione del singolo ricorrente) e le misure generali (relative alla generalità di coloro che si trovino in situazioni analoghe) necessarie ad ovviare alla violazione (§ 83), nonchè (b)  la necessità di un adeguato ristoro per le violazioni già subite, e (c) di una finale cessazione delle violazioni ancora in essere. L'affermazione del principio non è poi secondario laddove si deve tenere conto dell'interpretazione "minimalista" e "diluente" di tale principio che si ha in sede di giurisprudenza italiana laddove spesso si statuisce come la Corte Europea sarebbe solamente un giudice del caso concreto, e che le sue pronunce non avrebbero alcuna portata generale rispetto a casi analoghi a quello deciso.

Fatta tale statuizione pertanto la Corte EDU tenta di collegare alla denuncia di un problema essenziale (la conclamata esistenza di rilevanti problemi strutturali che sono all'origine delle violazioni lamentate dai ricorsi seriali), anche una ragionevole soluzione o, almeno, un ragionevole, ma obbligatorio, percorso da seguire per risolvere e/o attenuare il problema stesso. Ciò attraverso l'individuazione della "guida politica" lungo tale percorso (la supervisione del Comitato dei Ministri  ex § 84), e nel rispetto del principio di sussidiarietà che attribuisce alle autorità nazionali l'obbligo di assicurare un'adeguata tutela ai diritti convenzionali (§ 85).

La Corte si mostra comunque ben consapevole della difficoltà e della lunghezza di impegni che si dovranno affrontare lungo tale percorso e chiarisce quindi anche il limite della forza vincolante della sua sentenza, confermando come in ogni caso resteranno affidate alla valutazione discrezionale delle autorità italiane l'individuazione dei rimedi e delle relative concrete modalità e tempistiche (la Corte parla di definire un sistema di ricorsi interni idonei tanto a garantire un rimedio preventivo contro le violazioni dell'art 3 CEDU – anche in atto – quanto un rimedio compensatorio nei casi di avvenuta violazione ai sensi del § 96), lasciando al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa unicamente il ruolo di supervisione. In questo contesto comunque la Corte non rinuncia a solelcitare la necessità di interventi che concretamente riducano l'area dell'esecuzione penale in regime detentivo-carcerario, richiamando in questo senso le Raccomandazioni  Rec(99)22 e Rec(2006)13 del Comitato dei Ministri.

L'importanza di tale adeguamento emerge laddove si possa pensarere alle inevitabili ricadute in materia di procedimenti di estradizione attiva, e di esecuzione dei mandati di arresto europei (a.k.a. MAE) emessi dalle autorità giudiziarie italiane: si potrà rifiutare l'estradizione o l'esecuzione del MAE, in nome del rispetto dei diritti fondamentali delle persone richieste; accedendo ad un'interpetazione molto rigida della sentenza si potrebbe addirittura ipotizzare che tutti gli Stati aderenti alla CEDU potrebbero non procedere più alla consegna, per evitare di esporre la persona richiesta ad una assai probabile violazione di suoi diritti fondamentali.

L'importanza della Sentenza è comunque stata immediatamente recepita dalla Magistratura con provvedimenti a breve in pubblicazione.

Qua sotto il link da cui scaricare la sentenza integrale in formato PDF

C.EDU Sez. II 08.01.2013 – Torregiani

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