[Giur.Legittimità] Cass. Pen. S.U. 20.12.2012 (dep. 02.05.2013) n. 19054 – Peculato d’Uso ed Uso Privato di Utenza Telefonica Pubblica

Cass. Pen. S.U. 20.12.2012 (dep. 02.05.2013) n. 19054 – Vattani + 1

PECULATO – USO INDEBITO DI UTENZA TELEFONICA IN POSSESSO PER RAGIONI DI UFFICIO – PECULATO D'USO – SUSSISTENZA – CONDIZIONI

PRINCIPIO DI DIRITTO
La condotta del Pubblico Agente che, utilizzando per fini personali il telefono assegnatogli per ragioni di ufficio, produce un apprezzabile danno al patrimonio della pubblica ammnistrazione o di terzi o una concreta lesione alla funzionalità dell'ufficio, è sussumibile nel delitto di Peculato d'Uso ex art. 314 c. 2 c.p..


MASSIME


Il Peculato d'Uso ex art. 314 c. 2 c.p. replica strutturalmente lo schema del Furto d'Uso ex art. 626 c.p. e mira, da un lato, ad arginare arbitrarie dilatazioni interpretative del Peculato comune e, dall'altro lato, a reprimere condotte precedentemente irrilevanti, con un temperamento del trattamento sanzionatorio in relazione al minor disvalore del fatto.

Il Peculato d'Uso non costituisce un'attenuante ma una figura delittuosa del tutto autonoma, connotata dalla finalità dell'agente che viene a costituirne elemento specializzante e caratterizzante una condotta intrinsecamente diversa da quella del primo comma, in quanto l'uso momentaneo, seguito dall'immediata restituzione della cosa non integra un'autentica appropriazione, realizzandosi quest'ultima solo con la definitiva soppressione della destinazione originaria della cosa.

L'uso indebito di un telefono d'ufficio non può realizzare un'appropriazione "definitiva" delle energie (costituite dalle onde elettromagnetiche che permettono la trasmissione della voce) perchè queste non possono essere oggetto di previo possesso o disponibilità da parte dell'utente del telefono. Esse infatti non sono  preesistenti all'uso dell'apparecchio ma sono il prodotto della attivazione dello stesso; esse inoltre sono impossibili da immagazzinare in un qualche impiego pratico misurabile in termini economico, visto che lo stesso costo delle singole chiamate (anche nei contratti a consumo) non è il riflesso diretto delle onde elettromagnetiche attivate, bensì il frutto di una complessiva valutazione del budget del sistema di comunicazione gestito ed in base al quale poi si determina il prezzo ritenuto economicamente congruo del servizio stesso.

L'uso momentaneo di cui all'art. 314 c. 2 c.p. non può mai integrare l'appropriazione definita nel primo comma della norma consistendo ed esaurendo la sua portata nel temporaneo distogliere la cosa alla sua originaria destinazione per piegarla a scopi personali.
Esso è essenzialmente un abuso del possesso ma provvisorio e funzionale che però non si traduce in una stabile inversione in dominio e che comunque, per il raggiungimento della sua rilevanza penale, deve presentare un'apprezzabile offensività del fatto con una pari apprezzabile lesione al patrimonio della P.A. (o di terzi) con una concreta lesione della funzionalità dell'ufficio.
L'uso del telefono per fini personali, economicamente e funzionalmente non significativo, deve quindi considerarsi (anche al di fuori delle situazioni di urgenza ex art. 10 c. 3 D.m. 28.11.2000) penalmente irrilevante.

Il Principio di Diritto che si può quindi enucleare è: "La condotta del Pubblico Agente che, utilizzando per fini personali il telefono assegnatogli per ragioni di ufficio, produce un apprezzabile danno al patrimonio della pubblica ammnistrazione o di terzi o una concreta lesione alla funzionalità dell'ufficio, è sussumibile nel delitto di Peculato d'Uso ex art. 314 c. 2 c.p.".

 

Allegato

Cass. Pen. S.U. 20.12.2012 (dep. 02.05.2013) n. 19054 – Uso Privato di Utenza Telefonica Pubblica e Peculato

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